Intervista a Rufi Etxeberria - parte II
"Unire le forze indipendentiste e sovraniste per condurre Euskal Herria verso uno scenario democratico"
Dopo la sua liberazione lei ha invitato tutte le parti politiche a farsi promotrici di una nuova pratica politica. Su cosa dovrebbe essere basata?
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La sinistra abertzale parte dalla constatazione che la cittadinanza basca non vuole che il conflitto si perpetui e che esiste una domanda di azione politica generalizzata al fine di facilitare il superamento
Lo vede fattibile?
Assistiamo con una certa preoccupazione alla ripetizione di vecchie ricette basate su una scarsa disponibilità a impegnarsi direttamente, come abbiamo visto negli ultimi tempi. In ogni modo giacché quando parliamo di nuova pratica politica pensiamo anche alla stessa sinistra abertzale, diciamo che la nostra attitudine non sarà quella di parlare senza concretizzare nulla, né quella di parlare agli altri senza prendere impegni in prima persona. Lavoreremo in umiltà sapendo che siamo una parte di un settore sociale e della rappresentanza politica, sindacale e sociale che -così come la stessa sinistra abertzale- desiderano un nuovo quadro democratico per Euskal Herria.
E qual è la strategia
La retata
Come crede abbiano reagito a questa retata gli osservatori internazionali?
Non c’è dubbio che fondazioni, associazioni, mediatori e osservatori che intervengono nel processo i quali abbiano come finalità il superamento del conflitto, hanno visto da vicino innumerevoli casi di compressione di diritti, ma ben poche situazioni come quelle che avvengono in uno stato sedicente democratico come quello spagnolo. Nell’ambito internazionale non è ammissibile che si imprigionino militanti di organizzazioni politiche per il fatto di svolgere un’attività protetta dalle dichiarazioni dei diritti umani, civili e politici universali. Un’altra questione è se si alzino o meno dichiarazioni di protesta nonostante si riconoscano tali barbarie. Per quanto riguarda i mediatori e osservatori che intervennero nel processo negoziale degli anni 2005-2007, essi hanno una conoscenza dettagliata della realtà che si vive nel Paese Basco, poiché la seguono da vicino e avranno la loro opinione su un fatto come la retata del 13 che certamente susciterà molta preoccupazione.
Lo dice con molta sicurezza…
Il fatto è che bisogna sottolineare che l’Unità Popolare ha trasmesso loro il documento, esponendo i presupposti politici e allo stesso tempo la volontà di aprire un nuovo ciclo politico in Euskal Herria, con la risoluzione dei nodi di fondo
Può spiegarsi meglio?
Questa attitudine è la conseguenza dell’impegno preso da Batasuna con il gruppo di mediatori e osservatori dei due tavoli paralleli che si svolsero nel Maggio 2007 a Ginevra. In quella riunione, I mediatori formularono e trasmisero a Batasuna e al PSOE, che erano parte
Quale sarà la risposta della sinistra abertzale a questo attacco da parte dello Stato?


Patriottica basca; e poi Irfan
Intervista a Rufi Etxeberria - parte I
“E’ tempo di raccogliere il frutto di lunghi anni di lotta, senza lasciare che vada disperso”
Rufi Etxeberria è uscito di prigione lo scorso 7 Settembre e il 13 ottobre è stato di nuovo arrestato tra gli altri insieme a Arnaldo Otegi, Rafa Díez Usabiaga, Sonia Jacinto, Miren Zabaleta y Arkaitz Rodríguez, i quali sono tuttora in carcere.
della sinistra abertzale. Non a caso è stato protagonista o testimone della sua traiettoria politica negli ultimi trent’anni. Ha avuto un importante ruolo nei prolegomeni dell’Accordo di Lizarra Garazi sulla spinta del Foro d’Irlanda prima dell’arresto – il primo della serie- dell’intera Direzione Nazionale di Herri Batasuna nel 1997; è stato uno degli interlocutori nell’ultimo processo negoziatore 2005-2007 ed è stato da poco detenuto dal giudice Garzon.
Come interpreti questa retata?
L’operazione si produce quando ci troviamo alle porte di quello che potremmo denominare il momento culminante annunciato dalla sinistra abertzale per esprimere una offerta politica, con l’obiettivo di aprire un nuovo ciclo politico nel nostro paese. La retata e il provvedimento di Garzon pretendono di criminalizzare un’iniziativa che temono riceva un ampio appoggio sociale e politico, che vada al di là della stessa sinistra abertzale. Egli colpisce la sinistra abertzale, tuttavia vuole fare il vuoto attorno allo spazio sovranista-indipendentista affinché cada nella sfiducia, nella impotenza o nella rassegnazione. Per questo, dobbiamo tutti rispondere a chiunque voglia farci cadere nella rassegnazione che continueremo a lavorare come abbiamo fatto finora e se possibile con ancora più accanimento, per il raggiungimento di uno scenario democratico per Euskal Herria.
In questo senso si spiega la grande manifestazione di Donostia?
C’era attesa per l’iniziativa che avrebbe presentato la sinistra abertzale, perché si presumeva che sarebbe giunta una proposta nuova per l’articolazione di una strategia in comune tra indipendentisti e sovranisti che aspirano a un cambiamento politico e sociale. Per questo in molti hanno interpretato la retata come una sabotaggio di questa scommessa e un tentativo di criminalizzare ogni azione politica che potesse ostacolare lo statu quo. La manifestazione è stata un’espressione di rifiuto verso la retata, ma questa marea umana è stata anche la punta dell’iceberg delle ansie di cambiamento che ci sono nella società basca, del desiderio di superare l’attuale situazione di blocco e di degenerazione dei diritti civili e politici e di aprire un nuovo spazio realmente democratico.
Che giudizio dà la sinistra abertzale della mobilitazione, e come crede che sia stata interpreatata dal resto delle forze in campo?
In primo luogo mi piace sottolineare la lungimiranza della maggioranza sindacale basca nel fare una lettura precisa del colpo che si intendeva sferrare con la retata, così come è stato chiaramente detto nel comunicato congiunto letto alla fine della manifestazione, e il coraggio e la decisione nel prendere il timone in un momento così delicato. Inoltre, intendiamo che la manifestazione è l’espressione viva di uno spazio sociale che vuole costituirsi come motore trainante per tutti coloro che siano disposti a percorrere un nuovo cammino, ovvero quello che porti al cambiamento politico. Le strade di Donostia sono state la viva immagine di uno spazio sociale plurale disposto ad unire forze, cosciente del fatto che una politica comune di lungo periodo può e deve essere parte di una strategia efficace che ci conduca al cambiamento.
E a partire da adesso?
Buona parte dei rappresentanti delle differenti forze politiche, sindacali e sociali che parteciparono alla mobilitazione hanno motivato la loro presenza entro parametri che vanno ben oltre la risposta episodica, il che già di per sé stesso suppone un passo verso una direzione concreta. Speriamo che vadano verso la adozione di impegni nuovi per nuove dinamiche, che è ciò che chiede la parte sociale del nostro paese che aspetta un’azione politica alla altezza del momento tanto cruciale che attraversa il popolo basco.
Si è molto parlato della presenza del PNV …
Sarà il suo comportamento futuro a spiegare perché ha deciso di partecipare. In ogni modo non bisogna discutere molto per capire che stava nella manifestazione perché intuiva la nuova stagione politica che si avvicina, e essendo –come è- immerso in una traversata del deserto con una forte crisi interna e con gran debolezza politica, giacché non ha altro da offire che un autonomismo logoro e senza futuro, ha preferito partecipare alla manifestazione mostrandolo alla sua base sociale di fronte al PSOE e al PP. Sembra che anche il PNV ha letto la trascendenza politica della scommessa della sinistra abertzale e l’obiettivo di fondo della retata del PSOE. Adesso sta a loro aspettare le direttive di Rubalcaba e prendere la via verso uno spazio democratico che reclama la sua stessa base sociale. ( fine parte I, continua)
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QUANDO L'IMMONDIZIA EMERGE IRRIMEDIABILMENTE