Euskadi Roma

Blog in solidarietà con i compagni di Roma di Euskal Herriaren Lagunak/Amici del Paese Basco: per la democrazia e la pace, per l'indipendenza e il socialismo ehlagunakroma(A)libero.it

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martedì, luglio 15, 2008


MILANO: APPELLO PER L'INIZIATIVA IN SOLIDARIETÀ CON IL PAESE BASCO

lagunak

Vogliamo lanciare un allarme!! Vogliamo lanciare un appello!!

La situazione sociale nei pesi baschi è gravissima, il conflitto politico che il governo spagnolo e francese

stanno alimentando in Euskal Herria sta distruggendo lo stato di diritto e le vite di migliaia, milioni di cittadini

baschi (...)La società basca, e la sinistra indipendentista in particolare, hanno una proposta di "paese" ed

un'idea di mondo assolutamente più avanzata della realtà spagnola. In questo contesto i Paesi Baschi sono

diventati un vero e proprio punto di riferimento all'interno dello stato spagnolo sia per le altre nazionalità non

riconosciute come tali (Catalogna e Galizia), sia per chiunque abbia un'idea di mondo altra rispetto a

quella del pensiero dominante, che si trovi a Madrid o a Siviglia (...)

Negli ultimi anni il conflitto tra lo stato spagnolo e il popolo basco si è fatto molto più intenso

soprattutto sotto il fronte giuridico e repressivo:In poche parole in Euskadi c'è uno STATO D'ECCEZIONE....

Per questo chiamiamo tutte le realtà dell'antagonismo milanese e lombardo a partecipare all'iniziativa in

solidarietà con il popolo basco per rivendicare la giusta lotta contro il capitalismo colonialista di

Spagna e Francia.

FERMIAMO IL FASCISMO, RIVENDICHIAMO L'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

SABATO 13 SETTEMBRE FESTA IN QUARTIERE DAVANTI AL C.S. VITTORIA

con stand gastronomici, materiale politico di informazione sulla situazione basca, gruppi musicali da Euskal

Herria , balli e musica popolare basca....

Gora Euskadi!appello EH vittoria 150708

Jo Ta Ke Irabazi Arte!

(per l'appello completo in .pdf cliccare sull'icona a lato; Per adesioni: eh-lagunak(A)gnumerica.org )

Amici e amiche di Euskal Herria Milano

postato da: gobbox alle ore 09:49 | link | commenti
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lunedì, luglio 07, 2008

I compagni del Cimitato di Solidarietà con i Popoli di Valladolid hanno realizzato questo video basato su alcune foto scattate a Elorrio nell'ambito delle "Giornate Internazionaliste 2008", che danno un'idea della situazione e dell'atmosfera che si respirava. (il loro sito è http://www.cspvalladolid.com/, mentre il loro canale su youtube è http://www.youtube.com/user/CSPvalladolid )

Hamaika herri, borroka bakarra!
(molti popoli, un'unica lotta!)

postato da: gobbox alle ore 10:13 | link | commenti
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martedì, giugno 10, 2008


Euskal Herriaren Lagunak_Roma partecipa alle "Giornate internazionaliste 2008" promosse dall'associazione Askapena.


Nell'immagine la presentazione delle Giornate: lo slogan che si legge nello striscione riporta "A partire dai boicottaggi (le campagne contro la Coca Cola e l'occupazione sionista, NdT), costruendo solidarietà"
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mercoledì, giugno 04, 2008



Di fronte al processo 33/01, contro il movimento pro-amnistia, vogliamo esprimere quanto segue:

Denunciare la dispersione non è un crimine. E’ la situazione di eccezione creata ad origine della dispersione, e i metodi estremi che si sono applicati da decenni contro il collettivo dei prigionieri e prigioniere politiche, che costituiscono il crimine.
Denunciare la tortura non è un crimine. La tortura stessa e i meccanismi che la proteggono sono il crimine: i tribunali di eccezione, la legge sull’isolamento, e in definitiva lo spazio di impunità che rende possibile la tortura, sono gli elementi che costituiscono il crimine.
Denunciare la repressione e proteggere le persone che la soffrono non è un crimine. La violenza e la violazione dei diritti da parte degli stati sono il crimine.

La solidarietà non è un crimine. La criminalizzazione e gli attacchi contro il movimento che protegge i prigionieri e prigioniere e le migliaia di persone che subiscono la repressione in Euskal Herria sono il crimine.
Aiutare e proteggere le persone prigioniere, esiliate, e le loro famiglie, non è un crimine. La persecuzione e la violazione dei diritti, realizzata col fine di eliminare questi collettivi sono il crimine.

Quello che hanno messo sotto processo e pretendono di giudicare sono la denuncia della violenza e della repressione dello stato, così come la solidarietà verso gli e le esiliate. Vogliono togliere di mezzo la testimonianza che segnala il carattere non democratico degli stati Spagnolo e Francese, denudandoli davanti alla società basca e del mondo. Il movimento pro-amnistia ha offerto e continua a offrire a questo popolo uno spazio per la denuncia della repressione e per la solidarietà. Uno spazio del quale anche noi, assieme a migliaia di persone e attori sociali, siamo partecipi.
In questa occasione in cui la Audiencia Nacional di Madrid pretende di giudicare il movimento pro-amnistia, anche noi ci sentiamo giudicati, dato che abbiamo partecipato a un’infinità di iniziative di solidarietà e denuncia della repressione, e in futuro, vogliamo continuare a parteciparvi.

Per cui;
·Riconfermiamo il nostro impegno all’interno dello spazio che il movimento pro-amnistia ci offre per la denuncia della repressione e la solidarietà con le vittime della stessa.

·Offriamo tutta la nostra solidarietà e appoggio al movimento pro-amnistia e alle 27 persone che stanno venendo giudicate, perchè continuino a realizzare il loro lavoro, che crediamo necessario in Euskal Herria.

·Rivendichiamo l’amnistia. Crediamo che sia necessaria la scomparsa dei tribunali, leggi e mezzi di eccezione, come questo processo, coi quali gli stati colpiscono diritti di base in Euskal Herria. Rivendichiamo il riconoscimento dei e delle prigioniere politiche, e tutti i loro diritti. Rivendichiamo l’amnistia per Euskal Herria. Crediamo che la libertà dei e delle prigioniere e il ritorno degli e delle esiliate in Euskal Herria sia necessario, nel cammino verso un futuro in cui Euskal Herria decida il suo futuro in libertà.

Firma su: http://www.mundurat.net/ezdadelitu/?p=19
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lunedì, marzo 17, 2008

"Blair propose incontri segreti con rappresentanti dell'IRA a volto coperto"

    Queste e altre inedite rivelazioni si leggono nell'ultimo libro di Jonathan Powell, ex capo di gabinetto del premier inglese Tony Blair: secondo Powell, Blair ha cercato più volte, anche su invito dell'allora capo di stato americano Bill Clinton, di incontrare gli otto membri dell'Army Council dell'IRA, per cercare di evitare il collasso del processo di pace che era in stallo a causa della questione delle armi detenute dal gruppo armato irlandese.

    Lo rivela il quotidiano Guardian, che pubblica a partire da oggi stralci del libro "Great Hatred, Little Room: Making Peace in Northern Ireland " in cui si parla sia dello svolgimento di questi tentativi sia sulle modalità del preteso incontro: "Si suppone che sarebbero stati a volto coperto", dichhiara Powell.

Lo stesso Gerry Adams, a capo di quello Sinn Fein indicato spesso come referente politico dell'repubblicanismo armato, fu sollecitato più volte a facilitare l'incontro, anche se non mancò di esprimere dubbi e riserve, come quando rispose al suo interlocutore: "Non so se sia veramente il caso", mentre in un'altra occasione chiosò, "Sì, forse", senza che poi se ne facesse nulla.

    Powell afferma che si occupò in prima persona di questioni quali prigionieri politici, distruzione delle armi e dispiegamento delle forze armate, arrivando addirittura allo scontro con l'ufficiale a capo delle truppe in Irlanda del Nord, a causa del diniego di quest ultimo a rimuovere una serie di torrette di guardia nella roccaforte repubblicana nel South Armagh

    Un particolare che appare nel libro è la scelta di Blair a trattare con il Sinn Fein banalmente perché era a loro che facevano riferimento coloro che controllavano gli armamenti; a Seamus Mallon, leader del partito moderato SDLP che si lamentava dei contatti con il SF perché "sono quelli che hanno le armi", Powell rispose secco: "Sì, e allora?".
   
    A chi si scandalizzasse per le concessioni al SF, Powell ribatte difendendo la bontà di quella scelta: "credevamo che c'erano tutte le possibilità di un ritorno dell'IRA alla violenza, così come fecero con la bomba di Canary Wharf nel 1996": in quell'occasione, l'IRA fece saltare un ordigno ad alto potenziale nell'area portuale di Londra, causando 2 morti e decine di feriti. L'allora premier John Major dichiarò: "Ancora una volta l'IRA minaccia i desideri di pace. Non permetteremo loro di prevalere": nonostante Major, l'anno successivo viene firmato l'accordo del Venerdi Santo.

    Nel 2005 l'IRA annunciò di voler distruggere il suo intero arsenale, e che avrebbe lottato con mezzi esclusivamente pacifici per la riunificazione d'Irlanda.


    Altre info e collegamenti:

Guardian, sul libro di Powell




  Breve storia dei "troubles", il conflitto in Ulster dopo il 1969

                  "CAIN: Conflict Archive on Internet", archivio sul conflitto in Irlanda del Nord




******** seconda parte

Un momento storico: seduti a parlare con Adams e McGuinness

dal Guardian 17

I contatti segreti tra IRA e governo 18

Tè e biscotti in una casa sicura a Derry
Parlando al nemico, estratti dal libro 18


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categorie: ira , , irlanda, sinn, fein
lunedì, marzo 10, 2008



10/3/08; Spagna: baschi rivendicano vittoria ; Zapatero 'condannato a intendersi' con loro


10/3/08 Il Paese Basco marca la differenza in uno scrutinio adattato ai copioni scritti dagli stati (spagnolo e francese, NdT)

9/3/08  Elezioni spagnole: nel Paese Basco l'astensione attiva della sinistra indipendentista esclusa dalla competizione

Marco Santopadre - Radio Città Aperta

Domenica 9 marzo, ore 17.30: Nonostante l'enorme dispiegamento in territorio basco di effettivi della forze di sicurezza spagnole numerosissimi sono stati gli atti di protesta contro l'esclusione dalla competizione elettorale delle formazioni politiche della sinistra indipendentista basca, che dopo la sospensione di Azione Nazionalista e del Partito Comunista delle Terre Basche ha invitato la propria base sociale alla "astensione attiva".

Urne distrutte, scritte e serrature sigillate

Nonostante i bollettini di Madrid parlino di una "situazione calma e sotto controllo con qualche incidente isolato", nella realtà sono stati numerosi gli atti di sabotaggio realizzati nei confronti dei seggi e della macchina elettorale nel suo complesso in diversi punti di Euskal Herria. Secondo le informazioni diffuse dalla Delegazione del governo spagnolo in Navarra, ad Elizondo le autorità hanno dovuto trasferire e riallestire un seggio dopo che era stato imbrattato e danneggiato. Urne e schede elettorale sono state distrutte anche nei comuni di Altsasu, Arraioz, Aribe ed Erratzu, sempre in Navarra. Secondo le autorità sulla facciata del Municipio di Lesaka, nel nord della provincia, questa mattina campeggiava la scritta "Boicotta la Spagna, insubordinazione", mentre sul muro del seggio di Artaxoa è comparsa la scritta "Psoe assassino". In una decina di seggi sparsi in Navarra (Orkoien, Gazolatz, Cascante, Lizarra, Zizur Nagusia, Jauntsarats, Arbizu, Bakaikoa, Huarte, Eritzebeiti e Itzaltzu) questa mattina le porte d'ingresso erano sigillate con il silicone, il che ha ritardato l'inizio delle operazioni di voto.
Mentre nelle località sopracitate i sabotaggi sono avvenuti durante la notte, nel comune di Aulesti, a pochi km da Bilbao, un gruppo di persone questa mattina è entrato all'interno di un collegio danneggiando le urne e tutto il materiale elettorale ed ha affisso alle pareti uno striscione che invitava all'astensione attiva, poi naturalmente staccato dagli agenti della polizia autonoma intervenuta sul posto.

10 arresti

Secondo i dati forniti dall'organizzazione per la difesa dei diritti politici Askatasuna, nella località bizkaina di Plentzia sono state nove le persone arrestate durante una manifestazione, accusate di "resistenza alle autorità" per non aver voluto fornire le proprie generalità agli agenti intervenuti a sequestrare lo striscione che invitava al boicottaggio delle elezioni. Più tardi, intorno alle 13,30 di oggi, una persona è stata arrestata nel centro di Gasteiz mentre distribuiva volantini che invitavano all'astensione.
Sempre questa mattina, ad Azpeitia (Gipuzkoa) la Ertzaintza ha violentemente dissolto una manifestazione a colpi di manganello; un consigliere di Azione Nazionalista Basca (ANV) è stato identificato dalla polizia e minacciato mentre il sindaco che cercava di difendere i manifestanti è stato più volte colpito al volto da alcuni agenti. Nel quartiere Intxaurrondo di Donostia- San Sebastian la Ertzaintza ha identificato ben 16 persone che stavano manifestando contro l'apartheid politico, mentre 6 sono state quelle identificate davanti ad un collegio elettorale. Ad Algorta (Bizkaia) la polizia autonoma ha identificato 15 persone che stavano protestando per le strade. A Burlata (Navarra) la Polizia Nazionale ha identificato 13 persone che portavano magliette con slogan contro lo "stato d'eccezione" imposto da Madrid al popolo basco. Nel quartiere Arrosadia di Pamplona 7 persone sono state identificate e multate perchè distribuivano volantini a favore dell'astensione.



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giovedì, marzo 06, 2008

"Euskadi non è il Kosovo..."


 La sinistra basca di nuovo esclusa dalla legalità e dalle elezioni spagnole del 9 marzo (dal
settimanale La rinascita della Sinistra di mercoledì 5 marzo)

 Marco Santopadre

     Il 9 marzo la Spagna vota. A quattro anni dalle elezioni che portarono inaspettatamente al governo un partito socialista guidato dall’allora outsider Zapatero, la sfida è ancora tra il PSOE e il PP. I due partiti nei sondaggi più o meno si equivalgono e quindi la sfida si profila all’ultimo voto. E per sapere chi alla fine la spunterà occorrerà aspettare la notte del 9 marzo. Che vincano i popolari o i socialisti, però, un risultato è già certo: la sinistra indipendentista basca, di nuovo, non potrà partecipare alle elezioni. Proprio nell’ultimo giorno utile prima dell’inizio del periodo della presentazione delle liste, infatti, il supergiudice dell’Audiencia Nacional di Madrid Baltazar Garzòn ha decretato, tramite una apposita sentenza, che né il Partito Comunista delle Terre Basche (EHAK) né Azione Nazionalista Basca (ANV) potranno presentarsi alle prossime legislative, ordinandone la sospensione per tre anni. Una sospensione che suona come l’anticamera della messa fuori legge completa e definitiva, come già accaduto 5 anni fa per Batasuna. E se anche l’illegalizzazione non dovesse arrivare - il Tribunale Supremo è diventato più cauto da quando la Corte Europea di Giustizia di Strasburgo ha accettato di discutere il ricorso presentato dai legali di Batasuna contro il suo scioglimento coatto - comunque l’ordine di sospensione ha già portato alla chiusura delle sedi dei due partiti, al sequestro dei loro conti bancari, al divieto assoluto di ogni attività pubblica e politica, sia a livello nazionale che internazionale. Fuori dalle elezioni, ma anche fuori dalla legalità. “Quando abbiamo iniziato il nostro giro di incontri nei paesi scandinavi ci presentavamo pubblicamente come eletti nelle liste di Anv – racconta Jon Bollar, sindaco di Aulesti, un piccolo centro basco – ma poi è arrivata la sentenza di Garzon e ora, pur avendo deciso di continuare il tour, in Belgio, Danimarca, Germania e Italia abbiamo dovuto identificarci semplicemente come ‘sindaci indipendentisti’”. Ricevuti senza problemi da ministri, assessori e sindaci in numerosissime località europee durante un giro di incontri durato quasi un mese, Jon e i sue due accompagnatori non sanno che destino li attende una volta rientrati all’interno dei confini spagnoli, dove le autorità li considerano pericolosi terroristi. Ci scherza su la sindaca di Hernani, la giornalista prestata alla politica (come si definisce lei) Marian Beitialarrangoitia; ci ride sopra quando scambia alcune battute con l’europarlamentare del PdCI Marco Rizzo o con il segretario romano del Partito Fabio Nobile, o con il responsabile esteri del PRC Fabio Amato. Ma il ricordo va ai rappresentanti della sinistra basca che poche settimane prima incontrarono deputati e senatori italiani di tutti di numerosi gruppi e che ora sono in cella a Madrid. “Ogni qual volta la sinistra indipendentista presenta un progetto di mediazione e di trattativa mirante a risolvere in maniera dialogata e democratica il conflitto basco lo Stato risponde con l’eliminazione fisica delle organizzazioni promotrici dell’iniziativa”. Dopo la rottura definitiva del processo negoziale tra Stato Spagnolo ed ETA nel maggio del 2007, il ministro degli Interni socialista Alfredo Pérez Rubalcaba era stato chiaro: “Pagherete con centinaia di arresti”, aveva affermato. Da maggio 2007 a febbraio 2008 gli arresti tra i militanti e gli attivisti della sinistra basca sono stati ben 210. Tra di essi praticamente tutti i coordinatori nazionali di Batasuna, arrestati nel corso di diverse retate per aver violato la legge che gli impedisce di svolgere ogni sorta di attività politica. Ma anche giornalisti, sindacalisti, intellettuali, imprenditori, condannati a pene pesantissime nel dicembre scorso nel corso di un maxiprocesso denominato 18/98. E ultimamente è toccato anche ad alcuni attivisti di EHAK e di ANV, “colpevoli” di portare avanti una linea politica di sinistra e indipendentista che di per sé costituisce un delitto, un crimine, come scrive direttamente nella sentenza dettata a metà febbraio il giudice Garzòn. Per lo scioglimento e per la persecuzione di Batasuna la giustificazione giuridica insiste sul fatto che il partito sarebbe ‘il braccio politico dell’ETA’ e che non condanna le azioni dell’organizzazione clandestina. Ma quella che già di per sé rappresentava una forzatura dello stesso meccanismo emergenzialista adottato a livello mondiale dopo il settembre del 2001 sembra non bastare più. Nonostante la criminalizzazione della sinistra basca EHAK ottenne il 10% alle elezioni regionali basche del 2005, e ANV addirittura il 15% nel maggio del 2007. E quindi la strategia di Madrid comporta ora un nuovo e più incisivo giro di vite: mira a spazzar via dal panorama politico legale, oltre che dalla stessa società, ogni formazione politica che in qualche modo si richiama alla sinistra indipendentista.

“L’assurdità è che ci continuano a ripetere che dobbiamo cessare di usare la violenza e che dobbiamo fare politica. Ma lo Statuto del nostro partito condanna l’uso della violenza in ogni ambito. Il teorema è che l’ETA si inventa di volta in volta sigle e partiti per avere una interfaccia legale, istituzionale. Ma il nostro partito esiste dal 1930! A metterci fuorilegge è stato prima Franco, e ora Zapatero…” spiega sconsolata Marian. “Abbiamo partecipato al governo del Fronte Popolare negli anni ’30, i nostri battaglioni hanno combattuto Franco nelle trincee, i nostri leader sono stati obbligati all’esilio o al carcere” racconta Jon ai suoi interlocutori. Che prendono appunti e si meravigliano che in un paese dell’Unione Europea, nel 2008, si possano violare così apertamente le libertà democratiche e politiche, oltre che individuali, senza che nessuno si alzi a denunciarlo. “Ven y cuentalo!”. Vieni a vedere e raccontalo, recitava il materiale turistico stampato dal governo autonomo basco negli anni scorsi. Faranno così alcuni esponenti politici ed istituzionali, oltre ad alcuni giornalisti, provenienti da alcuni paesi dell’Unione Europea, che dal 6 al 10 marzo saranno nei Paesi Baschi per vedere come funziona effettivamente l’apartheid politico imposto dai governi spagnoli alla popolazione negli ultimi anni. Ospiti di ANV che, non potendo presentare la propria lista alle elezioni, sta facendo campagna per una ‘astensione attiva’. L’obiettivo è portare l’astensione nelle province basche al 40-45% per dare un segnale inequivocabile non solo a Madrid ma anche all’opinione pubblica europea. E porre una domanda: “perché il Kosovo si e noi no?”

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Nella sezione in lingua italiana del sito di Askapena, associazione basca di solidarietà internazionale, trovate una valutazione della Settimana Internazionale di solidarietà con Euskal Herria e, a breve, l'ultimo EUSKAL HERRIA PASSO A PASSO, servizio informativo periodico sul Paese basco.
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mercoledì, marzo 05, 2008

"Bayonne, l'ultimo rifugio di Batasuna in fuga da Garzon" (da Liberazione, 28/2/08)

Laura Eduati,nostra inviata
Bayonne (Paesi baschi francesi)

Per incontrare Haizpea Abrisqueta, l'ultima portavoce di Batasuna rimasta in libertà, occorre passare i confini della Spagna a bordo di un trenino che parte da San Sebastian e muore a Hendeya, Paesi baschi francesi. Haizpea ha 29 anni e un dottorato in storia basca da completare e per il momento preferisce rimanere alle porte della Spagna per non incappare nei posti di blocco della Guardia Civil.
C'era anche lei quella notte del 4 ottobre 2007 quando decine di poliziotti inviati dal giudice Baltasar Garzòn fecero irruzione in una casa privata di Segura... (leggi tutto )
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venerdì, febbraio 29, 2008

Dopo la "sospensione" delle attività da parte del giudice Garzon del partito abertzale Azione Nazionalista Basca ,
 inizia la

campagna astensionista della sinistra indipendentista basca


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